8 tradizioni natalizie particolari

Il Natale è una delle poche tradizioni cristiane ormai rimaste e onorate. Festività amata da alcuni e non troppo apprezzata da altri, il periodo natalizio indubbiamente punta ad essere un periodo sereno e felice per tutti, perché cerca di soddisfare tutti i gusti attraverso: i regali, la compagnia di parenti e amici, le vacanze, i film natalizi, le giornate sulle piste, la calda atmosfera fatta di lucine colorate e ghirlande attaccate alla porta, gli alberi di natale, il candore della neve…

Ma soprattutto il Natale significa una vastità di delizie da gustare: le lasagne, i canederli, il cotechino con le lenticchie, il cappone o l’abbacchio, il pandoro e il panettone, la cioccolata calda, i biscotti allo zenzero e cannella… insomma, potremmo fare un elenco lunghissimo per ogni tradizione, in particolare nel nostro Bel Paese.

E nel resto del mondo che cosa succede a Natale? Ve lo mostriamo qua sotto attraverso alcune immagini:

1. Le mele in Cina

Il Natale non è una festività appartenente alla cultura cinese, eppure anche in Cina sta diventando sempre più popolare, soprattutto tra le nuove generazioni, festeggiare questo giorno. Negli ultimi anni è stata adottata come tradizione quella di scambiarsi delle mele decorative alla vigilia di Natale. Solitamente queste vengono scolpite con un messaggio incoraggiante e successivamente vengono avvolte in una carta colorata, per poi essere regalate ad una persona cara. Sono conosciute come le “mele della pace” e sono un modo per mostrare quanto tu tenga alla salute e al benessere di qualcuno.

2. Il piatto smalahove in Norvegia

Il smalahove è un piatto norvegese a base di testa di pecora, servito con patate e rutabaga. Nella tradizione norvegese viene servito la Domenica prima di Natale. Ciò che rende questo piatto interessante è il modo in cui viene preparato: la testa della pecora viene divisa in due e posta in acqua per due giorni. Dopodiché viene asciugata, salata e affumicata, per poi essere in seguito bollita o cotta al vapore. Ultimamente, però, questo piatto viene riservato ai turisti ed è quindi insolito trovarlo su un tavolo da pranzo norvegese a Natale.

3. L’aringa vestita in Russia

Originario della Russia, è forse uno dei piatti più stravaganti di questa lista. La traduzione letterale sarebbe “aringhe sotto una pelliccia”, questo perché il piatto è composto da aringhe sottaceto, stratificate sotto a patate, carote, barbabietole rosse e cipolle, il tutto tagliato a dadini, condito con maionese e decorato con uova sode. Spesso trasformato in disegni elaborati, è sicuramente un must delle vacanze russe, in particolare nel periodo natalizio.

4. Pollo fritto di Natale in Giappone

Anche questa è una tradizione relativamente nuova, risale circa agli anni ’70 quando KFC iniziò a promuovere in Giappone il pollo fritto per Natale. Negli ultimi tempi, se i giapponesi vogliono sedersi a una cena di Natale da KFC, devono iniziare a pensarci con mesi di anticipo. Infatti si stima che circa 3,6 milioni di famiglie ogni anno partecipino a questa tradizione. Ovviamente la prenotazione è essenziale se non si vuole aspettare in fila per ore!

5. Budino di Natale in Inghilterra

Nato in Inghilterra nel XIV secolo, il pudding natalizio iniziò la sua vita come un pasto simile a un porridge, ossia una pietanza a base di avena, frutta fresca e frutta secca. Tradizionalmente veniva servito come pasto a digiuno, preparato circa 5 settimane prima di Natale, in preparazione all’Avvento. Esso è sicuramente un piatto pesante perché viene mescolato con dell’alcol e poi cotto al vapore o bollito. Inoltre, veniva considerato di buon auspicio per la famiglia se, nel mescolare la miscela, i suoi componenti avessero espresso un desiderio. In aggiunta, nel corso degli anni, il piatto è stato arricchito con oggetti che vengono messi al suo interno come monete, ditali, anelli… Ovviamente chi riesce a trovarli è colui a cui va la fortuna!

6. I vermi del Mopane in Africa meridionale

I vermi Mopane sono in realtà i bruchi della falena Gonimbrasia Belina, che sono presenti in abbondanza nell’Africa meridionale, durante il periodo natalizio. Prendono il nome dall’albero Mopane, presente nei territori della Namibia, Boswana e Sudafrica, il quale fornisce un rifugio perfetto per la prosperità dei vermi. Essi vengono raccolti a fine novembre e, in quanto ricchi di proteine, alcuni di questi vengono conservati per l’inverno, mentre gli altri vengono solitamente fritti con cipolle, pomodori e peperoncino.

7. La festa dei 7 pesci in Italia/America

La tradizione ci ricorda che i cattolici romani si astenevano dal mangiare carne e grassi animali durante il periodo natalizio, ma una tradizione che ne è derivata è la cosiddetta “Tradizione dei Sette Pesci”. Questa festa non ha un ruolo ufficiale nel calendario cattolico romano, ma si dice che essa rappresenti il numero sette della Bibbia, nella quale viene enunciato che la festa si svolgerà alla vigilia di Natale, con numerosi piatti a base di pesce e frutti di mare. Le radici della festa sono collocate nell’Italia meridionale, ma quando gli italiani iniziarono ad emigrare in America, alla fine del 1880, così fece anche la Festa dei Sette Pesci. Oggi è una festa piuttosto popolare tra alcune famiglie italo-americane.

8. Mattak e Kiviak in Groenlandia

In uno dei luoghi più freddi del pianeta, il cibo è qualcosa che deve essere preso sul serio. Nel profondo dell’inverno, la cena di Natale groenlandese è a base di Kaviak e Mattak, un tipico piatto Inuit. In particolare il mattak è una striscia di pelle presa dal narvalo o dalla balena bianca, con il grasso ancora attaccato, che viene poi inciso e servito in bocconcini. Si dice che abbia il sapore di cocco fresco. Viene spesso servito insieme al kaviak, che sarebbe la carne di un piccolo uccello artico chiamato auk, il quale viene ucciso e riposto nella pelle di foca. Quest’ultima viene sepolta per diversi mesi perché fermenti e così, quando l’auk è in avanzato stato di decomposizione, è pronto per essere mangiato insieme al mattak.

 

Crediti fotografie: https://www.cda.eu/

Laura Michieletto

La canzone che da sempre la rappresenta è Boulevard of Broken Dreams, un viale che ha imparato a conoscere e che affronta mettendosi sempre in gioco, nel quale ha constatato che per lei non esistono solo il bianco e il nero, ma un ventaglio inaspettato di altri colori.

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